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News: Press

Date: 25/09/2018

Heure
Événement: Cleto Luzzi, a painter at the court of the King of Siam

Alcune tele orientaliste del pittore romano in mostra nella galleria Gianluca Berardi

Mercati, spezie, templi, misteriose divinità protettrici, statue dorate e incantatori di serpenti: c’è tutto il bagaglio tipico dell’esotismo d’antan nelle pitture del romano Cleto Luzzi (1884- 1952), artista che appartiene a quella nutrita schiera di creativi, vissuti per lo più a cavallo tra Otto e Novecento, gratificati in vita da allori e successi ufficiali, e successivamente entrati nel cono dell’oblio. Spetta ora alla galleria Berardi — da sempre spazio con vocazione alla ricerca e allo studio di figure da recuperare e ricontestualizzare — ripercorrere il cammino artistico di Luzzi. Un cammino per certi versi paradossale, se si considera che durante la sua carriera Luzzi non solo riuscì a guadagnarsi importanti commissioni e riconoscimenti ma, dal 1929 al 1932, ebbe il privilegio di diventare anche pittore ufficiale del Re del Siam, odierna Tailandia.

Accadde infatti che nel 1907 il sovrano Rama V si recò a Torino, ammirando a tal punto l’architettura della città (fresca sede di un’Esposizione universale e teatro di una grande fioritura «liberty») a invitare a Bangkok numerosi architetti, ingegneri e artisti italiani per intervenire in alcune zone della capitale.

Tra costoro Luzzi, ben presto divenuto il pittore alla corte di Rama VII, nonché direttore della Reale Accademia di Belle Arti. Lasciata dunque alle spalle la cultura accademica tardo ottocentesca di formazione (aveva studiato a Roma con Francesco Jacovacci e Giulio Aristide Sartorio), abbandonati i leziosi e attardati quadretti di genere settecentesco, gettate alle spalle anche le tante pale d’altare di stampo classicista dipinte per varie chiese di Roma, Luzzi si abbandona a un evidente cambio di registro nelle tele eseguite in Oriente, in Siam, ma anche in Cambogia (dove fu attratto dalle rovine di Angkor Wat), India, Indocina, Birmania... A confermarlo le opere in mostra nella galleria di Gianluca Berardi fino al 27 ottobre, a cura di Manuel Barrese, la cui selezione è caduta proprio sui lavori di questo periodo. Residente a Bangkok dal 1929, il pittore romano sembrò infatti aprirsi maggiormente alle sperimentazioni, sostituendo all’oleografismo degli inizi cromatismi più agili e liberi, con pennellate di matrice divisionista. Il tutto immerso in un prevedibile esotismo ti temi che lo portò a raffigurare templi, monumenti, visioni naturalistiche e tranche di vita quotidiana. Benché non privo di un qualche talento, Luzzi fu poi dimenticato. E alcune retrospettive dopo la sua scomparsa (1956, Palazzo delle Esposizioni e Collegio Nazareno) non bastarono a mantenerne in auge il nome. Fino a oggi.

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